Voice center è la prima fatica di Zelda Zeta, pseudonimo sotto il quale si nascondono tre autori al loro esordio: non vi roviniamo la sopresa, ma vi anticipiamo che una di loro la conoscete (e apprezzate) per altri scritti. Un po Wu Ming, un po Wu Tang Clan il trio racconta con assoluto candore il tipico giorno infernale di un call center milanese, raccontando personaggi intagliati con precisione certosina, quasi vivi. Certo, un po surreali a volte, ma sicuramente meno dei loro corrispettivi nel mondo reale.
Tantissime storie che si intrecciano, raccontando con ironia e passione, la generazione dei lavoratori precari mille non più mille. Giovani neolaureati, relitti in cerca di una speranza, preti che vogliono capire e donne dalla voce suadente che vendono di tutto. E sotto ogni storia, sotto ogni persona, ogni cliente, un'altra storia segreta, nascosta, un'altra persona diversa da quella visibile in superficie, che cerca di risalire disperatamente a galla per fare capire che anche lei cè, è viva.
Interessante anche la costruzione stilistica di ogni storia, che inizia con il curriculum del protagonista, spaccato fedele della vita di oggi e che dice del protagonista più delle sue vicende, e prosegue tra il call center e la vita fuori. Tra le vicende di un lavoro che aliena e la vita di chi trova una normalità in quel lavoro, legando le due cose con un sottile filo verde speranza.
11 storie da non perdere, in un libro che è solo una parte del potenziale di questo nuovo collettivo di scrittura.