La felicità si insegna e, cosa più importante, si impara. Almeno stando alle
dichiarazioni di alcuni psicologi di ultima generazione che hanno lanciato dei
corsi universitari in well-being, benessere.
Nelle migliori università statunitensi e britanniche stanno sempre più prendendo
piede delle lezioni sperimentali che hanno la pretesa di insegnare teorie e
tecniche della felicità. E, attenzione, stiamo parlando di felicità duratura,
non una breve parentesi allegra nelle nostre grigie vite quotidiane. Ultima
buffonata di qualche buontempone o scoperta del secolo? Ai posteri lardua
sentenza, per ora le lezioni sono accolte dallo scetticismo dei docenti
ortodossi e dallentusiasmo degli studenti-aspiranti-felici.
Il bello è che questi corsi sono apparsi per la prima volta non dove, al limite,
ve ne era un maggior bisogno, ad esempio nelle scuole dei ghetti o nelle
università più scalcinate. No, la felicità si insegna in atenei come Harvard,
principale collettore dei giovani di belle speranze e di ancora migliori
famiglie degli Stati Uniti. Come dire: troppo facile insegnare agli esquimesi
come si fa il ghiaccio
Comunque, questo è. Oggi ad Harvard il corso di Psicologia positiva del
professor Tal Ben-Shahar conta circa 900 iscritti alla ricerca della felicità
perenne. Notare prego che questo numero è superiore agli iscritti del corso di
Economia, per cui l'università è famosa in tutto il mondo.
In Inghilterra, invece, sono più lungimiranti e prendono le cose più alla
lontana. Al Wellington College di Crowthorne, scuola superiore per studenti fra
14 e 18 anni, ritengono che sia ladolescenza letà in cui si impara ad esser
felici. Per questo unora a settimana è dedicata allapprendimento del
well-being. Si ok, ok, so cosa state pensando. Bastasse unora! Però è sempre un
inizio, non vi pare?
Il fondamento teorico di questi corsi è la così detta psicologia positiva.
L'obiettivo della psicologia positiva è cavare ciò che di buono c'è in un
individuo, scoprirne le potenzialità e le risorse e svilupparle in relazione
alla propria personale interpretazione del benessere e della qualità della vita.
L'approccio è quindi opposto a quello della psicologia tradizionale, che tende
ad analizzare solo i deficit e le patologie del soggetto. Si cerca invece di
assecondare le abilità della persona perché si sviluppino in armonia con la
collettività: la felicità individuale si realizza solo nell'ambito dello spazio
sociale. Per semplificare, la psicologia positiva guarda a quello che sappiamo
fare di buono piuttosto che alle magagne della nostra mente contorta.
In un momento come questo in cui in nessuna parte del mondo girano troppi soldi,
tutti abbiamo scoperto di essere potenzialmente a rischio da parte del
terrorismo, la natura ci regala ogni anno una nuova catastrofe, è rassicurante
idea guardare a noi stessi e al nostro piccolo mondo.
Ma come si arriva alla felicità? Bisogna concentrarsi su autostima, empatia,
amicizia, amore, ottimismo, ma anche creatività, spiritualità, musica e senso
dell'umorismo. Sono questi i temi portanti dei corsi di benessere.
Ah, che disastro questi benedetti psicologi. La mattina ordinano ai pubblicitari
di ossessionarci coi miti della perfezione fisica e del successo a tutti i
costi, e la sera si stupiscono di aver generato dei nevrotici persi. Ed ho anche
finito il Prozac!
PS: e in Italia...