La nostra nuova intervista e' con la dottoressa Orietta Ombrosi, ricercatrice in Filosofia, e da due anni Professoressa a contratto "Rientro dei Cervelli" presso il Dipartimento di Filosofia dell'Universita' di Bologna. Dopo essersi laureata con il massimo dei voti (magna cum laude), proprio a Bologna, ha lasciato l'Italia per continuare il suo sviluppo intellettuale in Francia, dove ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Filosofia, ed ha insegnato Filosofia dell'ebraismo presso il Dipartimento di Filosofia e il Centro di Studi Ebraici dell'Universite' de la Mediterranee di Aix-en-Provence.
L'intervista con la dottoressa Ombrosi ci permette di sottolineare come il "Programma rientro dei cervelli" si rivolgesse a diversi campi di studio, anche a quello umanistico che, in Italia, viene spesso dimenticato.
Quando si parla di "ricerca", nel nostro paese, si ha sempre la tendenza a riferirsi a studi scientifici e non umanistici. Cosa ne pensa, dottoressa Ombrosi?
Sicuramente la parola "ricerca" è sempre associata alle scienze, nelle loro molteplici differenziazioni e raramente si pensa, in ambito divulgativo, che essa riguardi tutti gli ambiti del sapere, compreso quello umanistico. Anche per quanto riguarda il programma "Rientro dei cervelli" si ha tendenza a pensare che si tratti di "cervelli" scientifici, di scienziati in senso stretto. E di fatto la maggior parte delle persone rientrate con questo programma appartengono all'ambito della ricerca scientifica. La tendenza generale è proprio quella di parlare di "scienziati" (lo stesso On. Mussi in più occasioni ci ha definiti così), proprio perché è più "sensazionale"! Occorre ricordare pertanto, e Lei me ne da l'occasione, che ci sono tra noi "anche" ricercatori di discipline umanistiche, quali filosofia, archeologia, storia, letteratura, sebbene in grande minoranza. E mi permetto di pensare che forse proprio per questi ultimi ricercatori, di cui faccio parte, le cose siano ancora più difficili nel "mare magnum" delle difficoltà in cui ci troviamo noi tutti ricercatori etichettati come "cervelli".
E' perche' crede che per voi "umanisti" la situazione sia piu' complicata?
Gli "umanisti-cervelli", per volere restare nelle etichette, avranno forse più problemi nel futuro espatrio sancito dal fallimento dello stesso Programma. Chi si occupa di cellule staminali, non è forse più prezioso, agli occhi dei più, agli occhi del mondo, di colui/colei che si occupa dei massimi sistemi di un pensatore ignoto e solitario? Oppure di uno più noto e meno solitario, come ad esempio Emmanuel Levinas?
Come e' la situazione della ricerca filosofica in Italia? Ci sono fondi sufficienti?
Per quanto riguarda la situazione della ricerca filosofica in Italia, sono molto perplessa. Per quanto sono riuscita a cogliere in questi due anni di "rientro", posso dire che i fondi per la ricerca ci sono, anche se non molti, ma solitamente vengono spesi dai singoli docenti per pagarsi le pubblicazioni
E spesso, nella stessa valutazione della ricerca e la conseguente distribuzione dei fondi, ci sono dei giochi di potere che difficilmente si possono immaginare: ad esempio, docenti che non pubblicano da dieci anni, valutano le ricerche-pubblicazioni dei colleghi, e di conseguenza decidono della distribuzione dei fondi.
Sono molti gli studiosi di Filosofia che decidono di lasciare il nostro Paese?
Sì, ho incontrato molti laureati in Filosofia fuggiti all'estero. Da tutte le parti d'Italia.
E Perche'?
I n Italia, intraprendere la carriera accademica è proprio un'impresa e una grande prova di forza psicologica, oltre che di determinazione. Non credo ci siano speranze per coloro che vogliono proseguire gli studi qui.
Qui, non si respira il pensiero
(mi conceda questa "licenza poetica"
)
Lei ha studiato per molti anni in Francia. Vi ha trovato delle differenze, rispetto al nostro paese?
Credo che la preparazione degli studenti italiani sia buona, o perlomeno lo era fino a qualche anno fa e in Francia, all'interno dei corsi universitari, gli studenti di filosofia hanno fatto sempre una bella figura per la loro preparazione storico-filosofica.
Ma, quello che è un merito la buona preparazione degli studenti in Italia può rivelarsi un'arma a doppio taglio e produrre così l'immobilità della speculazione filosofica.
Perche' ha deciso di partecipare al "Programma Rientro dei cervelli?
Speravo, forse troppo audacemente, troppo utopisticamente, di coniugare le due Scuole: associare al rigore delle grandi scuole italiane, la freschezza e la libertà degli alti studi (Hautes Etudes) francesi.
Lavorare come "passeur" tra le due frontiere, portare del vento, fosse pure una piccola brezza, nell'ambiente spesso chiuso dei nostri Dipartimenti di filosofia
Il suo contratto "Rientro dei Cervelli" scadra' nel 2008. Ci sono concrete possibilita' di una assunzione definitiva presso una universita' italiana?
No. Mi sembra molto difficile. A meno che ci sia una volontà "chiara e distinta" da parte del Ministero di integrarci, direi, "con la forza"!
Quindi crede che ci debba essere una via preferenziale, o comunque diversa da quella classica degli iter-concorsuali, per voi "Cervelli Rientrati"?
C redo che la via iniziale e quella percorsa fin qui dal Ministero fosse quella della valutazione "esclusiva", nel senso che lo stesso Programma prevedeva, per il reclutamento iniziale, una via "esclusiva", o meglio, "eccezionale": come Lei sa, non abbiamo fatto nessun concorso, ma siamo stati valutati secondo una rigida selezione da un Comitato dei Garanti e da referees internazionali in base ai nostri curricula e ai nostri progetti. Una via preferenziale, per non dire "esclusiva", quindi c'è già stata. Forse per finalità di facciata, o per altre finalità che mi sfuggono.
Adesso, la via "esclusiva" diventa impercorribile perché metterebbe tutto il "sistema" universitario contro "i pochi privilegiati" (che sarebbero i "cervelli", 460 in tutto, ma forse anche di meno gli effettivi!). La scarsa riuscita delle chiamate dirette dimostra chiaramente l'impercorribilità della via "esclusiva".
Dunque, non resta che attendere la via "normale" dei concorsi, non crede?
Se i concorsi e le valutazioni fossero come dovrebbero essere, nessun problema a percorrere anche noi la via "normale". Ma poiché la "normalità" è sostituita dalla valutazione pre-gestita dalle baronie e corti locali, per noi "cervelli", gli estranei e gli stranieri per eccellenza, è impensabile riuscire!
È come se, con questo programma, il Ministero avesse voluto intagliare forse per iniziare ad infrangerlo veramente, forse solo facendo finta un sistema cristallizzato e pietrificato (l'Università), con una punta di diamante, pungente e scintillante, per poi vederla gettata via oppure, nel migliore dei risultati, vederla spezzata e uniformata all'identità dell'identico e imperituro sistema.
Male che vada, pronta a rifare la valigia?
Penso che non avrò altra scelta.