Il programma 'Rientro cervelli' è nato nel 2001, a cavallo tra la riforma Berlinguer e la riforma Moratti, per facilitare il ritorno dei ricercatori italiani allestero e per incoraggiare quelli stranieri a lavorare in Italia. Lidea principale del programma è quella di consentire al ricercatore di lavorare nel suo paese di origine, di ristabilire i contatti perduti, di farsi conoscere dalla comunità scientifica italiana e di trasmettere la sua esperienza ad una nuova generazione di studenti. Programmi simili a questo esistono un po in tutta Europa e, cosa non trascurabile, periodi allestero sono giudicati molto positivamente (se non indispensabili) nelle valutazioni per posti a tempo indeterminato.
Come spesso accade, anche in questo caso i nobili obiettivi incontrano mille ostacoli.
Abbiamo intervistato Cinzia Cirillo, ricercatrice, che ci racconta la sua personale esperienza.
Buongiorno dottoressa, ci racconta un po chi è?
Sono italiana, ho due bimbe, nel 1994 mi sono laureata a Napoli in Ingegneria civile Trasporti ed ho trascorso i successivi 10 anni a fare ricerca in giro per il mondo: Olanda, Belgio, Regno Unito, Stati Uniti.
So che non ha un buon rapporto con luniversità italiana. Quando sono iniziati i suoi problemi?
Nel 2004 decido di cercare in Italia quella che allestero è una faculty position, ovvero un ruolo di docenza e ricerca assimilabile al nostrano professore associato.
Un mio amico e professore universitario mi segnala il Programma Rientro Cervelli, lo trovo interessante e comincio a mettere su un progetto di ricerca.
Nel giugno del 2004 trascorro un mese al Dipartimento di Ingegneria dei Trasporti delluniversità di Napoli. Tengo due seminari, partecipo alle riunioni del centro di competenza in Trasporti, collaboro con ricercatori e dottorandi. Alla fine del mio soggiorno passo dal Direttore di Dipartimento, Professor Marino de Luca, per avere il suo accordo sul mio progetto di ricerca finalizzato al Programma Rientro Cervelli.
E cosa è successo? So che il programma dovrebbe incentivare il rientro delle eccellenze italiane che a causa del sistema sono state assorbite dagli stati esteri, bruciando il meglio dei nostri investimenti...
Il Professor De Luca mi dice che non è fattibile programma o meno, cè una lunga lista dattesa e chi attende il posto in Dipartimento non vedrebbe di buon occhio qualcuno che viene da fuori; si, ho un curriculum molto forte, ma comunque non può assicurarmi una carriera dopo (garanzia che, tra laltro, non rientrava certo nelle mie richieste).
E si è arresa cosi?
Ma nemmeno per idea. Alcuni giorni dopo riprendo laereo per Bruxelles con il mio calcolatore e mia figlia. Non mi do per vinta e scrivo alluniversità di Bologna, chissà forse a Bologna le cose funzionano diversamente.
E che risultati ha ottenuto?
Lordinario del posto, professor Marino Lupi, finora non ha mai risposto né alla mia lettera né tanto meno alle mie e-mail di sollecito.
Magari non legge la posta...
Strano, so che ha telefonato al mio professore referente, e gli ha spiegato che non è interessato ad avere stranieri nel suo gruppo. E il professore che mi aveva proposto il programma rientro cervelli... e italiano, come me. Non cito i nomi di quelli buoni per evitare loro imbarazzi.
Che ne è stato della ricercatrice italiana?
È ancora in fuga, ed ha trovato ben 2 sedi fra le quali scegliere la sua faculty position: luniversità di Copenhagen o luniversità del Maryland. Evidentemente il progetto di ricerca non era così male...
Secondo lei il sistema università in Italia ha speranza di cambiare?
Ci tengo a ricordare che, fortunatamente, non tutta luniversità italiana funziona in modo così sfacciatamente clientelare e familistico: un professore associato di una facoltà del Sud ha manifestato interesse per il mio caso, ma non è mai riuscito ad avere laccordo del suo Dipartimento.
Non è un po pessimista?
Temo che il mio non sia un caso isolato. Collegatevi al sito http://cofin.cineca.it/cervelli e provate a contare il numero di chi gode o ha goduto del Programma Rientro Cervelli...