La notizia arriva come lo scoppio di una bomba: improvvisa, rapida. Nella Milano del Sud, dentro il cuore della città più tollerante dellintera Sicilia, ad un giovane commerciante di 23 anni, Danilo G., viene sospesa la patente di guida perché è un gay. E così Catania finisce sulle prime pagine dei giornali.
Una storia della nostra Italia che inizia quando Danilo si presenta alla visita di leva nel 2002 e viene giudicato non idoneo alla vita militare dai medici dellospedale di Augusta, perché lui stesso si era dichiarato omosessuale. Dal distretto il fascicolo finisce sul tavolo della Motorizzazione civile di Catania, che dopo pochi mesi sospende la patente a Danilo in attesa dellesame di revisione. A dir poco allucinanti le motivazioni: perché non è in possesso dei requisiti di idoneità psico-fisica legalmente richiesti per la condotta di automezzi.
Catania ripiomba allimprovviso nel passato, fino al 1939, quando ben quarantadue omosessuali della nostra città furono condannati al confino. Poi fu un gerarca fascista a capire che con tutti questi processi si rischiava di ottenere lopposto di quello che si voleva. Definire gli omosessuali in quanto razza, al pari degli ebrei o dei negri, significava riconoscere loro uno status di gruppo sociale, per quanto deviante e criminale. Ciò contraddiceva in pieno la strategia seguita fin li dal fascismo, che puntava a cancellare dal tutto lomosessualità negandole qualsiasi spazio di visibilità spiegava così la vicenda lo storico Giovanni DellOrto.
Ma torniamo a giorni nostri. La patente viene restituita a Danilo dal Tar di Catania, tenendo conto del grave pregiudizio morale che esso consegue in danno al ricorrente. Ma sarà ora il tribunale civile di Catania, cui si è rivolto successivamente il giovane, ad occuparsi della vicenda. La prima udienza è fissata per il prossimo 22 giugno. Infatti Danilo, rimasto senza patente per sei mesi, ha chiesto al Ministero della Difesa e a quello dei Trasporti un risarcimento danni di mezzo milione di euro, anche perchè lui a causa dello choc ha perso i capelli.
In questa tragedia allitaliana cè anche un lato dal sapore amaro della commedia di serie B. Quando Danilo dichiarò la sua omosessualità i dottori delle Distretto non gli credevano e pensavano fosse una scusa per non fare il soldato. Ed ecco il colpo di genio dei militari: come prova della sua omosessualità al ragazzo i dottori hanno chiesto liscrizione allArcigay!
E imbecille il funzionario che ha firmato quel provvedimento dice senza mezzi termini Orazio Licandro, segretario siciliano dei Comunisti Italiani.
Abbiamo parlato di tragedia. Per il semplice fatto che di questo si tratta.
Tutto accade in una città diversa dalla cultura chiusa del resto della Sicilia. Una città laica come la definisce Nino Strano deputato catanese di Alleanza Nazionale, che ha sempre portato avanti una battaglia a favore del mondo gay sia dentro il suo partito che dentro la città etnea. Una Sicilia dove a Gela il primo cittadino è un omosessuale dichiarato e che lanno scorso ha avuto la fortuna di ospitare la prima edizione del Gay Mediterraneo Expo. Una città dove il sindaco Umberto Scapagnini organizza la sua campagna elettorale anche dentro i locali gay.
Ora Catania ha veramente rischiato di ritrovarsi dentro le atmosfere piccanti alla Vitaliano Brancati, di Paolo il caldo o del BellAntonio, che del sesso masculo facevano un chiodo fisso, creando così un fastidioso stereotipo. E pensare che negli anni 40 in città esisteva una sala da ballo per i Gay. Dunque, dopo che la storia ha già detto che la nostra città non è omofoba, spetterà al tribunale cancellare questa pericolosa macchia razzista.
Catania: E' gay e gli negano la patente
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Martedì, 07 Giugno 2005
Andrea Doi
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