Mercoledì 9 novembre dalle 17.00 alle 20.00, nellaula Majorana della
Facoltà di Fisica della Sapienza, si è tenuta lassemblea di presentazione di
PreCat.
PreCat precari attivi (o anche Cattivi, alloccorrenza) è una neonata
associazione dei precari della ricerca degli atenei e degli enti di ricerca di
Roma.
Come recita il comunicato stampa, PreCat si rivolge agli assegnisti, ai
borsisti, ai docenti e gli esercitatori a contratto, ai dottorandi, ai lettori,
ai tempi determinati, ai coprò, ai cococò, ai postdoc. A tutto il mondo del
precariato che si aggira per le aule universitarie, insomma.
PreCat si sta strutturando proprio in questi giorni, e al momento dispone
di una mailing list e di un blog aperto a tutti i contributi:
http://precari.splinder.com
Allassemblea di mercoledì, che fra laltro si è concluso con un ottimo
aperitivo, ha partecipato un centinaio di persone, in prevalenza assegnisti
(ovvero beneficiari di una borsa di studio per attività di ricerca scientifica)
e contrattisti (ovvero titolari di un rapporto di lavoro con unistituzione di
ricerca, ma a tempo determinato).
A margine dellassemblea abbiamo rivolto qualche domanda a Nora Precisa:
ricercatrice precaria, portavoce di PreCat, nonché anagramma di San
Precario. Naturalmente Nora Precisa è solo lo pseudonimo con il quale si
firmano i portavoce di PreCat.
Per cominciare, dottoressa Precisa, le chiedo il ruolo che ricopre in PreCat.
«PreCat non ha ancora ruoli definiti, è un movimento che si sta organizzando
in associazione. L'assemblea di oggi nasce come momento di visibilità e di
incontro, non certo per assegnare ruoli e incarichi a chi vi partecipa.»
A quel che mi risulta, il movimento dei ricercatori precari è più una rete
che unassociazione vera e propria. La nascita di PreCat indica un cambio di
strategia da questo punto di vista?
«No, assolutamente. PreCat è anche il nodo romano dellassociazione nazionale
della ricerca (RNRP) che, come lei giustamente diceva, ha unorganizzazione
molto fluida. Questo ci permette di mantenere un elevato livello di reazione e
una immediata capacità di risposta. Almeno al momento, non desideriamo
cambiare.»
Quando nasce PreCat?
«La prima forma di precarizzazione dei rapporti di ricerca cè stata negli
anni Novanta con la riforma Zecchino-Berlinguer, che ha introdotto listituto
degli assegni di ricerca. PreCat nasce come tentativo di dare voce a tutte le
forme del precariato della ricerca altrimenti condannate ad uno stato di
permanente invisibilità. Del resto, da un paio danni, parallelamente al
percorso parlamentare della Riforma Moratti, la rete ha assunto un carattere più
stabile.»
Quali sono gli obiettivi di PreCat?
«Nellimmediato rivendichiamo una serie di diritti dei ricercatori precari:
minimo reddituale, adeguamento delle retribuzioni, rappresentanza nei senati
accademici, stabilizzazione dei rapporti di lavoro. In un arco di tempo più
lungo lobiettivo grosso è l'apertura di processi di radicale ripensamento
dell'università e ricerca esistente, provando a percorrere ipotesi di
abrogazione dal basso della Riforma Moratti e, voglio ancora sottolinearlo, di
quelle che la hanno preceduta. Non vogliamo tornare ad un passato indifendibile,
ma aprire una reale autoriforma dal basso del sistema universitario.»
Quanti ricercatori precari ci sono, e quanti aderiscono a PreCat?
«A livello nazionale stime al ribasso parlano di 55.000 persone. Solo a Roma
ve ne sono 5.000, grosso modo direi la metà nelle tre università pubbliche e la
metà negli enti di ricerca. Il bello è che con tutte le forme di collaborazione
che sono state attivate, è impossibile sapere esattamente le dimensioni del
fenomeno precari della ricerca! Lo zoccolo duro di PreCat, comunque, è formato
da qualche decina di attivisti e il nostro obiettivo è di coinvolgere e
sensibilizzare tutti i 5.000 precari di Roma.»
Cosa prevede il calendario dei prossimi giorni?
«Innanzitutto intendiamo presentare formalmente ai Rettori la nuova realtà di
PreCat, facendogli capire che è un tentativo di dare voce, partecipazione e
rappresentanza agli "invisibili precari" con i quali devono misurarsi. In
secondo luogo intendiamo aprire dei tavoli di confronto per ribadire la
piattaforma delle nostre rivendicazioni. Quindi vorremmo utilizzare PreCat come
strumento per aprire spazi pubblici di agitazione culturale a 360 gradi, aprendo
l'università agli altri soggetti che producono e condividono saperi, ricerca,
cultura e che sono continuamente sotto attacco rispetto alle politiche
governative di disincentivazione e di riduzione dei fondi. Per questo il 17
novembre parteciperemo alle manifestazioni della giornata mondiale della
formazione universitaria, mentre per il 25 novembre (giorno dello sciopero
generale) ci piacerebbe generalizzare lo sciopero proponendo l'adesione, in
forme e modi da inventare, dei precari della ricerca e dell'intero mondo della
cultura e informazione.»
Per finire mi interessava un suo giudizio sul comportamento dei diversi
soggetti scesi in campo sulla Riforma Moratti: docenti, Crui, studenti, forze
politiche
«Per cominciare vorrei sottolineare che nella mobilitazione contro il DDL
Moratti cè stata una forte sinergia fra studenti e ricercatori precari che ha
portato al movimento dell'ultimo mese. Non a caso studenti e ricercatori precari
sono i due soggetti che vivono quotidianamente i problemi delluniversità, e
dentro listituzione sono i più deboli e meno rappresentati. La Crui e la
docenza hanno protestato in modo autoreferenziale: le loro proteste sono state
assolutamente timide e inadeguate a quello che stava accadendo e, purtroppo, è
accaduto. Non a caso il 29 settembre i precari e gli studenti che stavano
manifestando sotto il Senato sono entrati nella sede della Crui e hanno aperto
unassemblea dentro quelle stanze. Apro e chiudo una parentesi: paradossalmente
è come se la prima assemblea pubblica di PreCat si fosse svolta negli uffici
della Crui, anche per segnalare il tentativo di immaginare forme inedite di
mobilitazione e organizzazione. Quel giorno Piero Tosi ha accettato solo
un'interlocuzione parziale, lasciando ben presto l'assemblea che è proseguita in
modo autonomo tra studenti e ricercatori precari. Poi, per fortuna, c'è stato il
movimento delle università. Anche dal punto di vista politico e di informazione
scontiamo un forte isolamento. La maggioranza, naturalmente, ha fatto quadrato
intorno alla sua riforma. Ma latteggiamento dellopposizione è stato tardivo e
incapace di verbalizzare dentro le aule parlamentari il nostro dissenso, anche
forse per un senso di colpa nei confronti delle riforme universitarie da loro
attuate nella precedente legislatura, penso al fallimentare 3+2. Il fatto è che
ci confrontiamo con una riforma cui continuiamo ad opporci fortemente, e una
posizione dellUnione che non condividiamo.»