Questo è quello che è successo ieri. Lezioni di fisica in piazza a Roma, blocco della didattica a Palermo, occupazione del rettorato al politecnico di Ancona: un coro di "no" - allo smantellamento del sistema pubblico, alla privatizzazione, al taglio dei finanziamenti - si è levato anche ieri -e continuerà oggi- dalle università italiane, accomunando studenti e professori. Ma il ministro Gelmini liquida il dissenso parlando, dai microfoni di Studio Aperto, di "polemiche strumentali" visto che - sostiene - il provvedimento da lei varato "non riguarda gli atenei".
Intanto un gruppo di rettori, aderenti all'associazione Aquis (Associazione per la qualità delle università italiane statali) lancia una proposta al Governo: tagliate meno negli atenei dove si spende meglio. Fuori dalle aule per sensibilizzare l'opinione pubblica. Lo ha deciso l'università romana La Sapienza che ha avviato, scegliendo come prima "location" piazza Montecitorio, le lezioni di fisica in piazza. Due lavagne in piazza Montecitorio si sono riempite di formule in un silenzio carico di preoccupazione e nel quale la voce del professore di meccanica relativistica spiccava senza fatica e senza l'aiuto di microfoni. Sono cominciate così, ieri mattina a Roma, le lezioni che docenti e studenti del dipartimento di Fisica dell'università di Roma La Sapienza hanno organizzato nelle piazze da ieri fino a venerdì. Dopo Montecitorio sarà la volta di piazza del Campidoglio e piazza Navona. Sono lezioni di protesta contro la legge 133 che - dicono ricercatori e studenti scesi in piazza oggi - taglia i finanziamenti pubblici all'università, riduce il turnover, apre la strada alle università-fondazioni e sospende le scuole di specializzazione per la formazione dei docenti. " Adotta uno studente italiano", c'è scritto in italiano e in inglese sul cartello che Daniele, 22 anni, ha appeso al collo: "Chiedere aiuto all'estero - dice lo studente di fisica - è l'unica nostra possibilità di concludere qualcosa".
A fianco della scritta, il disegno di un cervello pronto a partire con tanto di valigia. È in agguato, insomma, il rischio che, dopo la cosiddetta fuga dei cervelli, l'Italia assista alla fuga degli studenti universitari. D'altro canto basta confrontare le cifre: l'Italia è ultima fra i Paesi industrializzati per spesa annuale per studente (8.026 euro contro 24.370 degli Usa, 13.506 di Gran Bretagna e 10.995 della Francia). Cartelli simili a quello di Daniele spuntano qua e là fra gli studenti seduti a terra ad ascoltare la lezione di Omar Benhar. La prima scritta ad essere tracciata sulla lavagna indica i riferimenti dell'ultimo numero della rivista Nature, nel quale due articoli criticano duramente la situazione della ricerca italiana: "Sono tempi di tenebre e rabbia per gli scienziati italiani, che si trovano a confrontarsi con un governo che sta ponendo in essere una filosofia di tagli alle spese...", legge il professore. Poi comincia la lezione. I tagli al Fondo per il funzionamento ordinario delle università (Ffo) previsti dalla legge 133 dal 2009 al 2013 sono progressivi: 63,5 milioni nel 2009, 190 nel 2010, 316 nel 2011, 417 per il 2012 e 455 per il 2013: complessivamente per l'università ci saranno 1.500 milioni in meno per il 2013. " L'università italiana si troverà ad avere sempre meno fondi e meno persone", rileva uno dei promotori dell'iniziativa, il fisico Carlo Cosmelli.
Le conseguenze, aggiunge, saranno meno servizi per gli studenti, meno infrastrutture, peggioramento della qualità della didattica e riduzione dell'attività di ricerca. " Assisteremo - osserva - a un peggioramento globale della qualità delle università e ad un'ulteriore perdita di competitività rispetto alle università straniere". La legge 133 prevede inoltre che le nuove assunzioni potranno essere una su dieci nel 2009, una su cinque nel 2010 e 2011, una su due per il 2012: " A medio termine - precisa Cosmelli - sarà dimezzato il numero dei docenti", tanto che dovranno dedicarsi solo all' insegnamento, senza poter svolgere attività di ricerca. "Invece dei tagli indiscriminati - chiedono professori e studenti - avvenga una seria valutazione della didattica, della ricerca e della gestione dei bilanci universitari, anche in funzione dell'attribuzione delle risorse".
Lezione universitaria all'aperto anche a Genova, sui gradini della Chiesa dell'Annunziata: coinvolti gli studenti del corso di Storia della Russia del professor Roberto Senigallia." Siamo contrari al blocco delle lezioni - ha spiegato il professore - invece di chiuderci in una sterile protesta in cui si ripetono sempre gli stessi slogan, ritengo importante che ci sia una discussione". E pure Trieste ha scelto la lezione in piazza per protestare contro i tagli della Finanziaria: l'ha tenuta il preside della Facoltà di Scienze, Rinaldo Rui, parlando per circa un'ora, in Piazza Unità, seguito anche da qualche anziano incuriosito.
Le contestazioni sono a vasto raggio. Se quella cominciata oggi sarà una settimana zeppa di assemblee per i giovani e i docenti dell'università della Calabria, gli studenti di Scienze politiche dell'università di Catania hanno occupato l'aula magna della facoltà, rimanendovi in assemblea permanente, per "protestare contro i tagli di oltre un miliardo e mezzo di euro previsti a danno degli atenei". Occupato anche il plesso didattico di viale Morgagni a Firenze (dove mercoledì è in programma una lezione in piazza di Margherita Hack) che ospita gran parte delle aule delle facoltà di ingegneria e farmacia e alcune di scienze e medicina. E oltre un migliaio di studenti dell'università di Padova ha "festeggiato" con un corteo spontaneo la sospensione della didattica in tutte le facoltà decisa dal Senato accademico per giovedì mattina.
Una cinquantina di studenti della Lista Gulliver-Sinistra Universitaria-Udu ha occupato simbolicamente il Rettorato dell'Università Politecnica delle Marche; l' obiettivo -hanno spiegato- "è coinvolgere tutte le componenti del mondo accademico in vista dell'assemblea generale di Ateneo in programma il 22 ottobre". Il senato accademico dell'ateneo di Padova ha approvato una mozione in cui ribadisce "la ferma opposizione all'attacco gravissimo all'Università come istituzione pubblica essenziale per il futuro del Paese" e il rettorato di Cagliari ha subito un blitz di studenti.
Ma è a Palermo che ieri la protesta degli universitari ha gridato più forte che altrove. In vista dell'arrivo del ministro Gelmini (che invece ha disertato il convegno al quale doveva partecipare) gli studenti hanno messo in moto una grande manifestazione (15.000 in corteo secondo gli organizzatori) incassando anche il sostegno del rettore, Giuseppe Silvestri, che ha autorizzato la sospensione delle attività didattiche previste per domani in modo da consentire a studenti e docenti di partecipare alle assemblee programmate nelle varie facoltà. Intanto, Francesco Pasquali, Coordinatore Nazionale dei Giovani per la Libertà-Forza Italia, annuncia una class action degli studenti "se agli universitari continuerà a essere impedito di frequentare le lezioni, per le quali le famiglie, spesso tra mille sacrifici, pagano le tasse. È inaccettabile - spiega - che gli Atenei siano usati per intraprendere battaglie politiche contro il Governo, ritardando gli esami a tutta la comunità studentesca. La stragrande maggioranza degli studenti frequenta le università per migliorare la propria condizione di vita; i rigurgiti sessantottini sponsorizzati spesso da alcuni docenti, molti dei quali si sono laureati con gli esami di gruppo, non faranno breccia tra le nuove generazioni".