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[4871] Rientro dei cervelli: penultima puntata
In attesa dell'ultima puntata con un intervista al CUN (il ministro Mussi si rifiuta di risponderci), concludiamo le interviste ai ricercatori rientrati in Italia con la dott.ssa Mastromarco

Eccoci giunti all’ultima intervista ai ricercatori tornati in Italia grazie al “Programma rientro dei cervelli”. La prossima settimana, inoltre, vi proporremo un’intervista particolarmente significativa, con la quale chiuderemo definitivamente questa inchiesta che ormai va avanti da piu’ di due mesi.

A rispondere alle nostre domande e’ la dott.ssa Camilla Mastromarco che e’ rientrata tre anni fa presso l’Universita’ degli studi di Lecce, dopo aver lavorato per anni in Gran Bretagna. Il contratto “Rientro dei Cervelli” della dott.ssa Mastromarco e’ scaduto a gennaio scorso e per il momento va avanti con contratti a progetto, in attesa che il Ministro Mussi trovi una soluzione definitiva, magari riaprendo i concorsi nelle nostre Universita’.

Dott.ssa Mastromarco, lei ha conseguito la Laurea in Economia con Lode presso l’Universita’ di Bari e poi e’ andata subito in Gran Bretagna, dove ha ottenuto una serie di riconoscimenti importanti. La sua carriera sembrava dunque ben avviata, perche’ ha deciso di tornare in Italia?
Dal punto di vista professionale non ho mai avuto preclusioni e ho cercato di sfruttare le opportunità che mi sembravano più promettenti. Sulle scelte, però, influiscono anche fattori personali e privati, legati agli affetti e alle situazioni dei singoli; e nel mio caso, questi di certo mi spingono verso l’Italia. Se considerassi le cose dal punto di vista della collettività, infine, dovrei dire che l’Italia dovrebbe avere tutto l’interesse a non disperdere il proprio ‘capitale umano’, regalandolo ad altri paesi (tanto più che così basso è, reciprocamente, il numero di stranieri disponibili a trasferirsi in Italia per fare ricerca).

Cosa poteva offrirle la Gran Bretagna piu’ dell’Italia?
Prescindendo qui da discorsi legati alle specificità della mia disciplina e delle varie tradizioni di studi, in generale direi che i paesi anglosassoni si distinguono per una qualità degli studi post-laurea molto elevata, per un ambiente accademico meno chiuso e meno gerarchizzato, per la capacità di attrarre studiosi dagli altri paesi. Devo aggiungere che sono state per me fondamentali anche le esperienze, non brevi, in università di Germania e Svizzera, che mi hanno impressionato per la qualità e il rigore scientifico.

Prima del rientro dei Cervelli, non ha mai pensato di partecipare ad un concorso per un posto da ricercatore in una universita’ Italiana?
Ci ho pensato sia prima che dopo. Ciò che però rende nella pratica molto difficile l’inserimento di chi ha trascorso lunghi periodi all’estero è il fortissimo ‘localismo’ delle procedure di valutazione. Per un candidato ‘esterno’ ad una università è estremamente arduo vincere un concorso. Indubbiamente ci sono ragioni strutturali per spiegare questa ‘chiusura’ del sistema italiano (lungo precariato, meccanismo dei concorsi e di nomina delle commissioni, ecc.) e non ho la pretesa di giudicare la qualità di chi vince i concorsi; di certo, però, quello del reclutamento resta un problema, problema che penso si risolverà solo se e quando si aggancerà la distribuzione delle risorse finanziarie a reali ed efficaci procedure di valutazione della qualità e produttività degli atenei.

Il “Programma rientro dei cervelli” e’ stata dunque una buona occasione per reinserirsi nel mondo accademico italiano?
Certamente. Nel complesso, è stata una esperienza molto positiva e produttiva, una opportunità preziosa per svolgere ricerca e didattica in Italia, ricostruendo relazioni scientifiche e cercando di reintegrarmi nell’accademia italiana, accedendovi tramite sistemi di selezione alternativi.

Se non avesse vinto il finanziamento del “Programma Rientro dei cervelli”, ora dove si troverebbe ed in quale posizione? Puo’ immaginarlo?
Non è facile a dirsi. Suppongo che sarei almeno ‘Lecturer’ in una università britannica oppure lavorerei in un centro di ricerca tedesco. In quei contesti, fra l’altro, avrei opportunità maggiori di interagire con altri attori sociali, svolgendo, come ho fatto in passato, attività di consulenza. Da noi, c’è ancora tantissimo da fare per raccordare l’università al territorio (a imprese ed enti locali, in primis).

Qual e’ la sua situazione al momento? Ha buone possibilita’ di continuare a lavorare ancora presso l’Universita’ di Lecce, anche dopo la scadenza del contratto attuale?
L’Università del Salento mi ha accolto bene e io sono stata molto contenta di lavorare qui. Ma purtroppo il mio contratto di ‘rientro’ è scaduto a Gennaio 2007 e il ministero non ha tenuto fede all’impegno di prorogare di un anno i contratti. Anche i fondi per la stabilizzazione dei ‘cervelli’ sono rimasti inutilizzati, come è noto. Per continuare a lavorare a Lecce o nel resto d’Italia, dunque, l’unica via sarebbe quella di seguire i meccanismi ordinari di reclutamento. Quasi come ripartire da zero…

E’ dunque senza contratto! Come sta andando avanti?
Vado avanti grazie a contratti a termine, su specifici progetti di ricerca con alcune università italiane e straniere (grazie al fatto che in esse c’è interesse per la mia ricerca), per adesso concentrandomi sul breve termine, in attesa di opportunità di maggiore stabilità.

Pensa che per un’immissione definitiva debbano essere fatte nuove valutazioni comparative a cui possano partecipare anche altri studiosi che hanno sempre lavorato in Italia? Oppure le valutazioni dovrebbero essere “esclusive” per voi “Rientrati”?
Penso che siano entrambi problemi importanti ma da tenere distinti. Nel caso dei rientrati c’era già una legge che prevedeva la stabilizzazione, così come dei fondi; si sarebbe trattato di applicarla.
Il programma avrebbe potuto essere una opportunità per scardinare certi meccanismi e ripensare il sistema di reclutamento e valutazione. Il sospetto è che invece alla fine sia servito solo a rendere locali i candidati esterni. Tre anni per un risultato del genere sono un prezzo carissimo.

Per ora continua con i contratti a progetto, ma male che vada e’ pronta a rifare la valigia?
Sì, nonostante i disagi per me e in fin dei conti lo spreco di risorse da parte del sistema italiano (che pure aveva investito tanto in questa iniziativa).

Alessandro Liberati
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