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[4821] Crui: Elearning bene, ma con giudizio.
Arriva la nuova indagine della Crui sull’utilizzo e i benefici dell’ e-learning nella didattica universitaria. Emerge un buon livello di fiducia nei mezzi tecnologici, un complessivo miglioramento della qualità didattica, un margine ancora elevato di espansione dell’ l’utilizzo, ma anche qualche spunto di riflessione su un possibile uso improprio.

La Fondazione CRUI ha realizzato la seconda indagine, dopo quella del 2006, sulla diffusione dell’e-learning nelle università italiane.
Dall’analisi di un campione rappresentativo del 62% di tutto il sistema universitario italiano, sul piano qualitativo emerge l’idea diffusa di un significativo miglioramento dell’insegnamento e dell’apprendimento derivante dalla tecnologizzazione della didattica.

Sul piano quantitativo invece rileviamo il dato di una buona diffusione del supporto informatico alla didattica ma altrettanto chiaramente si evince come ci siano ampi margini di espansione. Più precisamente solo nell’11% delle università tutti i corsi si avvalgono dell’ausilio dell’ICT. E’ pur vero che non per forza tutti i corsi possono trarne vantaggio, ma il deficit si evince dal fatto che nel 60% degli atenei meno della metà dei corsi sono informatizzati.

Una delle risorse migliori per le nuove modalità dell’insegnamento è il web-enhanced, l’utilizzo del web per mettere a disposizione degli studenti contenuti, o per interazioni a distanza fuori dall’aula. Ebbene secondo l’ indagine Crui il 10% delle università integra tutti o quasi tutti i corsi con il web-enhanced, mentre in tre università su quattro i corsi supportati sono meno del 50%. Un dato evidentemente troppo basso se si considera quanto sia più organico un corso che si avvale anche di un archivio di contenuti disponibile in rete, o di una bacheca on line attraverso cui i docenti possono rilasciare tutte le comunicazioni utili agli studenti. I numeri confermano la funzionalità di questi strumenti: tutti gli interpellati informatizzati hanno indicato la disponibilità di materiale on line come primo fattore di beneficio per gli studenti, a seguire la possibilità di ricevere supporto.

L’e-learning può non solo supportare ma anche sostituire l’attività in aula, per l’insegnamento di una o più materie o per l’intero corso di laurea.
Mentre il web-enhanced si presenta come un’utilissima forma di integrazione, in questo caso il ruolo della tecnologia che sostituisce la tradizionale lezione frontale lascia spazio a un dibattito più articolato che si snoda tra i vantaggi della possibilità di studiare a distanza e i limiti dell’assenza dell’approfondito e più “avvolgente” studio tra i banchi. Il 33% degli atenei ha dichiarato di organizzare almeno un corso di laurea integralmente on line, un altro 18% per adesso si limita ad utilizzare la rete per svolgere singoli insegnamenti.

I numeri crescono se ci spostiamo nel mare magnum dei master, un mercato ricco di opportunità più o meno grandi ma anche terreno fertile per fregature e facili guadagni (per chi li organizza): 53 università su cento tra quelle interpellate organizza master fruibili prevalentemente o del tutto via web.
Un volume crescente di insegnamenti on line richiede anche una disciplina precisa per il riconoscimento dei crediti: un terzo degli atenei informa di aver regolamentato la disciplina relativa al riconoscimento dei crediti ottenuti attraverso la fruizione di insegnamenti on line.

Un dato assolutamente sorprendente riguarda i corsi riservati al personale docente e quelli destinati al personale tecnico-amministrativo: non sono i professori a beneficiare prevalentemente della piattaforma internet per corsi di aggiornamento o formazione, bensì i tecnico-amministrativi: il 16% degli atenei si spende per i primi, il 30% per i secondi.

Dicevamo all’inizio che dall’indagine della Crui emerge che il livello qualitativo degli insegnamenti universitari ha beneficiato significativamente dell’apporto dei contenuti informatici. Vediamo nel dettaglio in che termini.
L’81% delle università ha dichiarato che l’apporto positivo è arrivato come previsto; nel 18% dei casi il beneficio è stato addirittura superiore alle attese; rimane dunque un esile 5% che manifesta risultati deludenti.

Lo studio si spinge oltre, esponendo una tesi su cui peraltro servirebbe maggiore chiarezza: il dato nudo sarebbe che gli studenti che hanno beneficiato di forme di e-learning avrebbero conseguito risultati migliori dei colleghi che hanno studiato per vie tradizionali; così hanno detto il 91% degli atenei. Il testo della domanda dell’inchiesta recita così: “Gli studenti on line hanno raggiunto risultati migliori di quelli in presenza?”. Se il dato si riferisce alle lezioni supportate da varie forme di web-enhanced è del tutto credibile che l’allargamento degli strumenti aiuti gli studenti a raggiungere performance più elevate; se invece si fa un parallelo tra lo studio in aula e lo studio a distanza quei numeri avrebbero un peso enorme, ma in tal caso risulterebbe allarmante per gli atenei un dato tanto secco a favore dell’e-learning.

Per concludere: le università rilevano un atteggiamento di sostanziale, a tratti elevata, fiducia che gli studenti nutrono nei confronti delle forme innovative di apprendimento supportate dall'uso di ICT. Più altalenante l’indice dei docenti che, in alcuni casi, si mostrano ben disposti verso la novità, ma che in molte università manifestano ancora reticenze e scetticismo verso l'e-learning. Infatti osserviamo che solo in un terzo degli atenei monitorati risulta che i professori modifichino l’impostazione del proprio insegnamento sulla base delle innovazioni e dei risultati generati da esperienze di apprendimento elettronico.

Daniele Pluchino
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