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[5513] Premiate le migliori web tv italiane
Si è conclusa nei giorni scorsi la prima edizione di “Paese che vai”, la rassegna che ha premiato le migliori web tv dei cittadini

Codec Tv, tv creata dall’Ufficio Giovani del Comune di Bologna, è stata premiata come migliore web tv italiana del 2008 all’interno della rassegna “Paese che vai” dedicata alle micro web tv nostrane. Sul podio sono salite anche la siciliana Telejato (seconda) e la napoletana Insù tv (terza).

La premiazione, ultimo atto dell’edizione 2008 dell’evento ideato da Giampaolo Colletti (autore delle “Storie” di Nòva-Sole24Ore e fondatore di Altratv.tv), ha visto il confronto tra i cittadini-editori televisivi e la giuria presieduta da Silvia Tortora presso l’Università IULM di Milano.

La manifestazione ha evidenziato uno scavalcamento del digital divide da parte della pura creatività: il 78% di questi canali si trova in contesti non metropolitani, in province con poche centinaia di migliaia di abitanti o nei piccoli paesi dove non c’è accesso di banda larga.

Per quanto riguarda le tematiche affrontate dalle web tv, trionfano le video denunce dei cittadini. A seguire gli eventi del territorio, i mestieri del passato e tanta politica territoriale, in alcuni casi con la trasmissione del consiglio comunale.

Per approfondire l’argomento web tv, abbiamo avuto il piacere di rivolgere qualche domanda a Silvia Tortora, per l’occasione presidente di giuria.

D: Cosa rappresenta una web tv?

R: In sintesi, una web tv rappresenta una forma di democrazia per il fatto che alcuni cittadini possono inserire dei contenuti che vanno al di là di quelli imposti dalle tv tradizionali.

D: A livello di contenuti hai trovato spesso delle analogie con le tv generaliste?

R: Dipende. Sicuramente le forme sono simili, ci sono dei “fili rossi” che legano alcune tv via web con dei format televisivi celebri, come ad esempio “Striscia la notizia”; viceversa, molte altre web tv fanno cose alternative e molto diverse dalla tv tradizionale.

D: Quali sono stati i tuoi criteri di scelta?

R: Ho votato ciò che mi divertiva, che mi stimolava, che mi incuriosiva.

Ad esempio io avrei fatto un monumento al pastore sardo che mette sul web le sue giornate con le pecore e ho trovato altrettanto geniale la web tv che si occupa di signore e signori centenari, perché sono temi che nelle tv generaliste non si trovano più.

Il vincitore, Codec tv, è piuttosto classico, simile a un programma d’inchiesta giornalistica sul modello di Report, mentre altre cose alla moda le ho trovate fuori dai miei gusti.

In sostanza ho adottato prevalentemente criteri legati ai contenuti che potessero avere su di me un interesse particolare; nello specifico, siccome sono passata dal rimpianto di non avere mai detto a mio padre che “Portobello” era assolutamente strepitoso, quando vedo questa resurrezione improvvisa di qualcosa che è destinato a sparire, come i centenari e i pastori, allora esercito quella parte del cervello che si chiama memoria.

D: Come lo vedi il futuro delle web tv?

R: Credo che sia importante la creazione di un circuito che le faccia conoscere e le renda fruibili dal web, in modo da evitare la frammentazione esistente e rendere più semplice la ricerca senza passare una mezza giornata davanti al computer.

Inoltre sarebbe utile che chi lavora in tv si aprisse ai contributi dei cittadini (come ha già iniziato a fare il tg24 di Sky): questa sarebbe una bella apertura di orizzonte verso qualcosa di immediato e non mediato. Ciò porterebbe anche a una notevole velocizzazione del rapporto che è possibile avere con la notizia, un po’ come si nota guardando le gallerie delle fotografie inviate dai lettori sui siti dei quotidiani, capaci di documentare l’evento dall’interno e di offrire punti di vista diversi da quello estetico del fotografo. Questo processo è particolarmente importante nel nostro paese, dove secondo me il problema è mantenere le differenze e non omologarsi.

In conclusione, mi auguro che l’esperienza delle web tv possa rimanere pulita, restando così com’è: una forma di volontariato dell’informazione e della documentazione.

Marco Tasso
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