Come in molte piazze italiane – fra le quali: Piazza Navona a Roma, Piazza S. Babila a Milano, Piazza S. Ferdinando a Bari, Piazzale Centro Commerciale LAquilone a LAquila - anche a Catania sabato scorso la cultura è scesa in strada, precisamente in Piazza Teatro Massimo, dove i Precari dellUniversità e della Ricerca FLC CGIL, il Coordinamento Precari della Scuola ed altri movimenti spontanei, hanno incontrato i cittadini, dando informazioni sul motivo della manifestazione e tenendo lezioni dimostrative. Il tutto incorniciato dalla estemporanea darte realizzata dai ragazzi dell' Accademia. Nella piazza, dominata dal crocifisso appeso alla facciata del Teatro da alcuni giorni, infatti, gli artisti hanno lavato i panni “sporchi di cultura” nella fontana per poi stenderli su un filo che scendeva giù dal Teatro e attraversava tutto il piazzale e hanno creato, inoltre, numerosi spazi artistici nei quali con pennelli, colla, cartone, forbici hanno dato origine ad opere che ben evidenziavano i motivi della protesta.
Intervistiamo Andrea Miccichè, ricercatore presso lUniversità di Catania, che dopo aver tenuto una lezione in piazza, ci può aiutare a comprendere meglio il perché della manifestazione.
Lei è un ricercatore?
"Io sono assegnista di ricerca, che è una forma di ricercatore precario. Non esiste la figura del ricercatore precario è una definizione".
Cosa ne pensa della Riforma Gelmini?
"La Riforma ha degli spunti positivi: sulla questione della selezione, chiarisce alcuni elementi di valutazione del merito e della qualità che vanno evidenziati; ma, complessivamente, limpianto previsto dal governo - messo in relazione con le precedenti riforme come il Decreto Legge 180/08 approvato nel gennaio del 2009 - sostanzialmente è un sistema che non permetterà il reclutamento perché la diminuzione di fondi graduale, prevista da qui al 2013, renderà queste regole, per quanto possano anche avere aspetti positivi, di fatto inefficaci, resteranno “lettera morta”. Il problema in sintesi è questo. Inoltre, ci sono alcuni elementi che riguardano la governance, la permanenza di molte figure precarie come lassegnista di ricerca, la presenza delle borse post laurea, la presenza della docenza a contratto anche a titolo gratuito".
La Riforma cosa fa contro il precariato?
"Dal punto di vista del precariato la Riforma non cambia nulla, anzi, aggiunge un elemento in più: quello del ricercatore a tempo determinato, una figura diversa rispetto al ricercatore a tempo indeterminato che cè ora. Attualmente chi vince il concorso diventa ricercatore fino alla fine dei giorni, invece, con la Riforma questa figura – cioè la terza fascia della docenza – diventa un ricercatore che ha un contratto triennale rinnovabile per altri tre anni. Questo sistema, in sé, potrebbe anche funzionare, se ci fosse un impianto universitario in grado di permettere lassunzione di tanta gente, funzionale al fabbisogno delluniversità. La persona fa un periodo da ricercatore e poi diventa professore associato. Questo è un elemento che andrebbe bene, ma quando il ricercatore a tempo determinato non ha lo sbocco di carriera perché di fatto non viene operato il reclutamento, questo rischia di creare dei precari che perdono il lavoro, semplicemente, ad unetà più avanzata rispetto allo status quo, che è già negativo. Quindi cè soltanto un imbuto, per cui il sistema comunque non garantisce i diritti perché queste persone non troveranno lavoro, non potranno sfruttare i loro titoli e luniversità per funzionare dovrà comunque fare ricorso a figure precarie. Da questo punto di vista ci sarà quindi un peggioramento. Ma i problemi di fondo rimangono i tagli del reperimento dei fondi".
Pensa che le carenze della Riforma siano dovute ad un mancato confronto con chi luniversità la vive?
"Un elemento di critica, infatti, riguarda anche come la Riforma viene elaborata e costruita: senza alcun confronto con le componenti, senza parlare coi sindacati, i lavoratori, i docenti, senza un vero dialogo, serio e non demagogico".
Grazie a queste parole comprendiamo meglio la situazione in cui molti "lavoratori della conoscenza" si trovano, cioè una condizione di precariato costante che, al momento, non sembra essere stata risolta dalla Riforma Gelmini e, anzi, a causa dei tagli alle risorse, travestiti da “razionalizzazione”, questo stato di incertezza sarà sistematico, basti pensare al famoso “turn-over” che prevede una nuova assunzione ogni 5 pensionamenti.