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Scienze della Comunicazione e mercato del lavoro
Presentato il rapporto di AlmaLaurea sullo stato occupazionale dei laureati in comunicazione. Dati importanti perché tracciano una mappa della condizione d’impiego dei laureati che non sembra totalmente negativa.

Si è tenuto il 14 ottobre a Bologna il VII incontro di studenti e docenti di Scienze della comunicazione, un’occasione per presentare il quadro dei rapporti fra laureati di nuovo e vecchio ordinamento e mondo del lavoro. A presiedere l’evento il direttore di AlmaLaurea Andrea Cammelli, docente di statistica sociale dell’Università di Bologna e allo stesso tavolo Mario Morcellini, presidente della Conferenza nazionale di Scienze della Comunicazione, che ha dichiarato l’indispensabilità delle informazioni fornite tramite le indagini del consorzio interuniversitario non solo per avere una chiara visione ma soprattutto per correggere il tiro delle università italiane che, anno dopo anno, devono fare i conti con dei veri e propri boom di iscritti.

I dati raccolti risalgono tutti a prima dell’autunno 2008, fase che non era stata ancora toccata dalla crisi. Sono comunque importanti perché tracciano una mappa della condizione d’impiego dei laureati che non sembra totalmente negativa. Dopo il notevole aumento delle immatricolazioni presso i corsi di laurea in scienze della comunicazione, il mercato si è trovato a dover inglobare dai 620 laureati del 1998 ai 12.953 di dieci anni dopo, un picco davvero notevole. La situazione lavorativa di chi esce dall’università differisce a seconda degli ordinamenti: il 92% degli studenti che sono riusciti a conseguire la laurea prima della riforma affermano, dopo cinque anni, la condizione di piena occupazione nonostante gli stipendi non siano fra i più alti e permanga una generale precarietà.

Chi, invece, ha frequentato un corso di laurea breve (triennale) decide, per la maggior parte, di continuare gli studi iscrivendosi al biennio specialistico. Discreta è la percentuale di chi decide di intraprendere una carriera armato solo di laurea di primo livello: 49 su 100 si dichiarano occupati mentre il 17,2% sceglie di coniugare la continuazione degli studi con un impiego. Coloro i quali tagliano il traguardo della specialistica hanno risultati eccellenti: la loro votazione media negli esami sostenuti è alta, conoscono bene l’inglese e hanno approfittato di stage, tirocini e programmi di studio o scambio europei. Il mercato del lavoro ne accoglie ben il 63% anche se la percentuale varia in base all’indirizzo intrapreso: quella più alta la detengono i laureati in Pubblicità e comunicazione d’impresa e Scienze della comunicazione sociale e istituzionale con il 67%. Gli stipendi di base si mantengono poco al di sotto della media nazionale ma la vera preoccupazione è la mancanza di stabilità lavorativa: solo 28 su 100 dei laureati con specializzazione possono vantare un contratto a tempo indeterminato o un’occupazione autonoma.

Annalisa Silingardi
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