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OBAMA, i tagli alle spese e l'eccezione che non convince
Incremento dei fondi per l'istruzione americana, ma le perplessità non mancano: alle donazioni corrispondono parecchi tagli, alcuni molto consistenti.

Si scrive Spending freeze e si traduce in “Congelamento della spesa pubblica”. Ed è una espressione che, nel vero senso della parola, raggela e intimorisce. Preoccupa, invero, ancora di più, se chi la pronuncia ha l'ottimismo e le rassicuranti fattezze del Presidente Obama.

Dev'essere sembrato un incubo, ai cittadini americani, assistere alla trasformazione del fascinoso Barack, del fiducioso Mister Yes we can in lucido e scrupoloso amministratore. Nessuna calcolatrice in mano, ma poche e precise parole, pronunciate davanti al Congresso, sulla necessità di ripianare i 1556 miliardi di dollari di deficit pubblico, il 10,6% del Pil statunitense. Una triennale stretta alla cinta, dunque, e blocco a tutte le spese discrezionali, con un'unica, grande, eccezione: l'istruzione e la ricerca.

Che sulla scuola si giocasse una delle partite più importanti della Presidenza Obama, era parso subito chiaro: il New York Times ribadì a più riprese il declino della scuola americana, la diminuzione delle domande di ammissione alle università degli States da Cina e India e l’inversione del “brain drain” con cervelli di ritorno verso Europa e Asia. In più, a completare l'impietoso quadro, un saggio-choc pubblicato pochi anni fa dal periodico “Classe Struggle”, che denunciava una scuola pubblica in mano all'impresa privata, le mire di Wall Street sul mondo dell'educazione, le magagne strutturali dell'istruzione americana: “Da 40 anni -si legge nel rapporto- c'è una carenza cronica di insegnanti preparati all'insegnamento della loro materia. Molti di essi insegnano oggi una disciplina per la quale non sono stati assolutamente formati. Circa il 20% dei professori di matematica e il 15% di quelli di inglese non hanno mai studiato queste materie all'università. Un terzo delle scuole secondarie americane non offrono corsi di fisica perché non hanno professori capaci di insegnare questa materia. Molti insegnanti non sono abilitati. Secondo uno studio del Centro nazionale di statistica dell'educazione, il 12% degli insegnanti con meno di quattro anni di esperienza non hanno titoli”. Un panorama scolastico, infine, frammentato in 20.000 distretti, con altrettanti finanziamenti, e disparità stridenti tra i diversi stati: ai 3.362 dollari per studente stanziati dallo Utah nell'anno 1999, il Mississippi rispondeva con 4.291 e il New Jersey con 9.577.

Presto spiegata, dunque, la grande exception ai già annunciati tagli della spesa pubblica, con cifre abbastanza rassicuranti: un aumento del 31% dei sussidi all'istruzione, lo stanziamento di 77,8 miliardi di dollari, un sostegno particolare al Pell Grant, il fondo che sovvenziona l'istruzione secondaria dei ragazzi disagiati. Con un incremento che porterà la borsa di studio dai 5.550 dollari annui per studente del 2010 ai 5.710 del 2011, fino alla previsione di 6.900 dollari per l'anno 2019.

Ancora più rosee le prospettive per il mondo della ricerca universitaria: 66 miliardi di dollari il budget totale annunciato per il 2011, l'incremento globale dei fondi stanziati di 4 punti percentuali, una grande attenzione alle priorità medico-scientifiche, con 6 miliardi destinati alla ricerca sul cancro, il potenziamento degli studi sul genoma e la sperimentazione di 30 nuovi farmaci nel 2011. Una mano generosissima, in particolare, a due agencies di ricerca : gli Istituti Nazionali della Sanità, che riceveranno un totale di 32,2 miliardi dollari, con l'incremento di 1 miliardo, e la Fondazione Nazionale di Scienze, che vedrà crescere i suoi fondi dell'8%, con un portafogli di 7,4 miliardi di dollari, somma che include i notevoli incrementi per le borse di studio destinate ai ricercatori che si occupano di cambiamenti climatici. Ma anche al Dipartimento di Energia e Scienze, che beneficerà di fondi per 5 miliardi di dollari, con un incremento percentuale del 4.4 destinato principalmente ai tirocini per i laureati nel campo energetico, al Dipartimento Spaziale e Aeronautico che riceverà 11 miliardi di dollari per la ricerca e lo sviluppo, e anche per l'Istituto Nazionale per L'Agricoltura, per finanziare importanti studi in campo alimentare.
Sarebbe ovvio, a questo punto, guardare con una punta di invidia alla coraggiosa politica statunitense, al rinnovato mito americano che, pur in ristrettezze, si stringe intorno ai suoi cervelli per risorgere dalla crisi; un miraggio che scomoda improbabili raffronti con la situazione di casa nostra, penalizzante per lo sviluppo e la ricerca. Ma non è tutto oro quello che luccica, e basterebbe proseguire nella lettura del Chronicle, il settimanale dedicato al mondo della scuola d'Oltreoceano, per veder spuntare, accanto al generoso increase di fondi per la ricerca, la parola cut.

Taglio, ai sovvenzionamenti per il Dipartimento di Difesa, del 7,7% per le ricerche teoriche e dell'11,2% per le ricerche pratiche sulla sicurezza; taglio delle Donazioni Nazionali per le materie letterarie e le Arti, da 167,5 milioni di dollari a 161,3 milioni. Sacrificio che ha sollevato la protesta ufficiale dell'Associazione delle Università Americane: “Un sconto relativamente piccolo che porterà ad un forte ridimensionamento della ricerca in campo umanistico e pedagogico”. E grande dissenso tra gli internauti: “E' davvero tragico – scrive tritiummy – cinque milioni sull'intero budget è una cifra insignificante, che però rappresenta ancora, per i ricercatori umanisti, una somma enorme in grado di finanziare molti lavori. E' penoso che non venga dato valore alla ricerca e all'educazione in campi che non portano grosso riscontro economico. Davvero un segnale del triste stato del patrimonio culturale nostra nazione”.

E lo spettro che la major exception dell'austerity statunitense, l'assistenza economica riservata all'istruzione, sia in realtà solo propaganda cattura-consenso, che troverebbe conferma nell'eccessiva ingerenza del Governo nella didattica scolastica: “Come ci si può sorprendere che un'amministrazione che vuole fare dell'istruzione superiore il suo fiore all'occhiello voglia controllare anche i criteri per la formazione degli insegnanti?”. E' il commento, tra il beffardo e il realista, dell'utente swygant, che prosegue: “Lo scopo del gioco, per un presidente-statista come Mr. Obama, è il controllo della nazione, puro e semplice. Se esso riguardi l'educazione, la salute, l'industria, l'economia o altri aspetti della nostra società, non importa. E' tutto per il nostro bene!”.

Dopo gli applausi, insomma, i fischi. Proprio vero, tutto il mondo è paese, off course!

Antonio Reina
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OBAMA: - Domenica, 07 Febbraio 2010 19:53:46 - grazia romeo
QUESTA è UNA LODEVOLE INIZIATIVA DEL PRESIDENTE DEGLI USA..CERCARE DI GARANTIRE UNO SVILUPPO SCIENTIFICO E CULTURALE IN UNA NAZIONE POTENTE COME L'AMERICA!
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