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Scuola italiana verso il "melting pot"
Nell’ultimo decennio in Italia, grazie al costante afflusso di immigrati provenienti da ogni continente, si è accelerato il processo di trasformazione culturale verso una società sempre più multietnica. Specialmente dentro le aule scolastiche.

Nell’ultimo decennio in Italia, grazie al costante afflusso di immigrati provenienti da ogni continente, si è accelerato il processo di trasformazione culturale verso una società sempre più multietnica. Dati confermati dalla Caritas, secondo la quale, entro fine anno, si supererà abbondantemente quota 4,5 milioni di stranieri e aumenteranno i 629.000 alunni iscritti negli istituti scolastici. E, proprio muovendosi in quest’ottica, nelle scuole italiane aumentano le iniziative dedicate agli allievi di “origine lontana” ed alle loro famiglie, attività che vanno dai dopo scuola pomeridiani ai corsi di alfabetizzazione d’italiano, passando per le attività coi genitori per favorire un’integrazione completa.


In un paese che a partire dall’anno prossimo, probabilmente, avrà un tetto massimo di stranieri in classe – secondo le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini – fissato al 30%, vi sono altre strade per permettere questa agognata integrazione. Sono iniziative che cercano, principalmente, di ovviare al problema della lingua, per evitare di avere "incomprensioni" all'interno delle classi. E per fortuna basta poco per vedere che, lungo tutto lo stivale, esistono numerosi esempi di progetti volti a dare una mano all’integrazione.

Sono iniziative promosse dalle scuole e finanziate da Comuni, Province e Regioni, che puntano ad accogliere nel migliore dei modi gli studenti che vengono da fuori con un bagaglio culturale diverso. Prendiamo due progetti come esempio, uno al sud a Catania e l'altro al nord a Torino, per capire anche le molteplici forme d’intervento.


Partiamo dalla città etnea col “Progetto Accoglienza Immigrati”, realizzato dall’Istituto Maria Ausiliatrice in collaborazione con l’Ass. Cospes Laura Vicuña e finanziato dalla Regione Sicilia: nasce dalla necessità di accogliere e sostenere i giovani “stranieri”, attraverso un’azione finalizzata a prevenire l’insuccesso scolastico, sviluppare le competenze linguistiche, orientare e agevolare il dialogo interculturale. Il programma si articola in tre diverse fasi: accoglienza, per le famiglie e i ragazzi; alfabetizzazione e recupero scolastico, 12 ore settimanali per 8 mesi; e un percorso di formazione per le famiglie. Quest’ultima, si propone di far conoscere il territorio cittadino e approfondire i temi dei diritti e dei doveri della cittadinanza ed andrà avanti da novembre a gennaio.


Andiamo ora a Torino, dove si è svolto la scorsa settimana, presso l’Università degli Studi, il Convegno internazionale “INSETRom: Formazione in servizio degli insegnanti per l’inclusione di alunni Rom in classi multiculturali” per presentare i risultati del “Progetto Europeo Comenius INSETRom” sviluppato in sette paesi europei, fra cui l’Italia. Le finalità di “INSETRom” erano agevolare il rapporto tra scuola e famiglie rom, costruire un ambiente di collaborazione e promuovere obiettivi condivisi sull’educazione dei bambini. Il programma è stato realizzato attraverso un corso di formazione in servizio per rispondere alle esigenze degli insegnanti e coinvolgere i genitori rom come parte attiva nella scolarizzazione dei loro figli.

Questi esempi danno atto del mutamento verso un "melting pot", già avvenuto in molti altri Stati, che obbliga le istituzioni a fornire linee guide per permettere un’integrazione migliore. Più precisamente, la scuola italiana dovrà essere in grado di accompagnare i nuovi arrivati in un percorso di crescita umana e sociale, rispettando le loro tradizioni, e dando al contempo le basi per un sano inserimento nella società italiana con tutti i doveri e diritti che ne conseguono. Altresì, parallelamente la scuola avrà il dovere di aiutare gli allievi italiani a scoprire, apprezzare ed aprirsi alla ricchezza delle differenti culture portate in classe dai nuovi compagni dall’accento un po’ diverso.

Stiben Mesa Paniagua
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