Crocifisso fuori dalle classi scolastiche perché la sua esposizione, “in particolare nelle aule – si legge nella recente sentenza della Corte Europea dei diritti delluomo di Strasburgo – limita il diritto dei genitori di educare i loro figli secondo le proprie convinzioni e il diritto degli allievi di credere o non credere”. Infatti, “la presenza del crocifisso può essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso” e perciò, prosegue la Corte, “può essere emotivamente inquietante per gli studenti di altre religioni o per coloro che non professano alcuna religione. Questo rischio è particolarmente presente tra gli studenti appartenenti a minoranze religiose”.
Con questa sentenza si dà ragione, per ora, alla signora Solie Lauti, residente ad Abano Terme in provincia di Padova, che fin dal 2002 aveva intrapreso una battaglia personale per ottenere la possibilità di educare i suoi figli in maniera laica e secolarizzata, senza la limitazione di quel crocifisso appeso al muro della loro scuola. Una vicenda questa, passata attraverso il Tar del Veneto, la Corte Costituzionale e, nuovamente, il Tar, per approdare, infine, alla Corte di Strasburgo. Adesso, il passo conclusivo – se il ricorso del governo italiano verrà accolto – sarà la Grande Camera.
La notizia su tutte le prima pagine dei giornali, che evidenziano le reazioni sulla sentenza da parte del governo, dellopposizione e della Chiesa. In risalto la dichiarazione del ministro dellIstruzione Mariastella Gelmini che in merito alla decisione della Corte afferma: “La presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo ma è un simbolo della nostra tradizione. La storia dItalia passa anche attraverso simboli, cancellando i quali si cancella una parte di noi stessi”. E continua dicendo che “nessuno vuole imporre la religione cattolica, e tantomeno la si vuole imporre attraverso la presenza del crocifisso”. Unopinione, quella del ministro, condivisa largamente dal mondo politico, eccezion fatta per i Radicali e Rifondazione comunista che vedono nella sentenza un contributo verso la laicità dello Stato.
Per comprendere meglio lopinione di chi vive giornalmente nelle scuole, facendo un passo indietro, siamo andati dove tutto è iniziato, ad Albano Terme, e abbiamo posto alcune domande ad Elena Fiorello Collaboratore Dirigente scolastico dellistituto comprensivo statale Vittorino da Feltre.
Qual è la vostra impressione sulla sentenza di Strasburgo?
"La scuola non esprime nessuna impressione sulla sentenza, primo perché dobbiamo ancora leggerla, e secondo perché la situazione non riguarda la scuola di Albano in particolare, ma è una cosa che trascende questo istituto. Io posso solo dirle, al nome del Dirigente, che, al di là di crocefissi o non crocefissi, la scuola di Albano è impegnata da sempre, in prima linea, per lintegrazione degli stranieri, per lintercultura, con attività di ogni tipo che si svolgono per tutto lanno".
Oltre al fatto in questione, avete mai avuto reclami di alcun tipo?
"Dal 2002, data in cui si è verificato linizio di questa vicenda, non abbiamo mai più avuto richieste di questo tipo da nessun altro. Qui il clima è assolutamente di rispetto e di serenità, nellaccoglienza di tutte le confessioni religiose e lespressioni individuali. La scuola non si è mai posta in opposizione o a favore delluno o dellaltro. Anzi, le attività sono molteplici: in primo piano, a causa di una grossa presenza di stranieri, tutte le attività si rivolgono a loro per migliorare la loro integrazione a scuola, la loro alfabetizzazione per litaliano; la mediazione culturale, che è offerta dal comune; la celebrazione della Giornata dei diritti il 10 dicembre; le iniziative sono tutto lanno e ad ogni livello".
Queste parole rispecchiano lopinione diffusa nelle scuole e confermano che sono ben altre le proposte da fare per ottenere uno Stato in cui tutte le “libertà” e tutti i “diritti” siano rispettati, laico o no, aldilà dei simboli. Ora non resta altro che aspettare, per capire dove andranno a finire i crocifissi delle nostre scuole, che si pronunci la Grande Camera e ponga la parola fine a questa vicenda.