Tesi |
Scheda
Genesi e sviluppo storico dello statuto dei lavoratori
Anno
2006
Facoltà
Materia
Storia moderna
Professore Relatore
Autore
Andrea Delle Monache
Presentazione Autore
Un approfondito lavoro sulla genealogia della legge 300/1970 e del suo sviluppo storico fino al secondo governo Berlusconi
Presentazione Tesi
Questo lavoro nasce dall’esigenza di ripercorrere le vicende più significative
della storia del movimento dei lavoratori e delle organizzazioni politiche e
sindacali che storicamente sono emerse attorno ad esso. Tale esigenza riaffiora
oggi alla luce dei grandi mutamenti socio-economici che il sistema capitalista del
nostro paese sta attraversando. Un processo avviato tra la fine degli anni ‘70 e
l’inizio degli anni ’80 e che nel 2006 sembra ancora in atto. Da allora si sono
aperte le porte al capitalismo post-industriale e a un nuovo sistema produttivo che
ha rovesciato il modello di sviluppo economico basato sulla grande impresa
taylor-fordista. Ciò ha avuto conseguenze generalizzate su tutto il tessuto sociale,
poiché il nuovo contesto socio-economico ha rapidamente trasformato il modo di
lavorare e la gestione della forza lavoro, i conflitti sociali attorno al fattore lavoro
e dunque lo stesso concetto di “cittadinanza industriale” con cui si sono misurate
le organizzazioni politiche e sindacali per più di un secolo. Queste ultime, nate e
sviluppatesi nel corso degli anni attorno figura social-tipica dell’operaio massa
subordinato a vita e a tempo pieno, sono state seriamente messe in crisi e oggi
sembrano ristrutturarsi difficilmente sulla base di paradigmi totalmente diversi.
Si è scelto di analizzare tale processo, connettendolo direttamente alla legge
che più di tutte ha rappresentato lo sviluppo e il declino del movimento dei
lavoratori. Infatti un punto di vista molto efficacie per comprendere la genesi e lo
sviluppo attuale del capitalismo post-fordista italiano e le conseguenze sul
movimento operaio e sindacale, può essere la crisi che il diritto del lavoro sta
attraversando da ormai un ventennio. Il sistema normativo lavorista infatti nasce e
si sviluppa proprio per introdurre nel nostro ordinamento giuridico, sanzioni
5
normative volte ad assistere il lavoratore subordinato tradizionale emerso dalla
crescita socio-economica basato sulla grande fabbrica taylor-fordista. Con
l’avvento della democrazia repubblicana e il dispiegarsi di una maturo sistema
produttivo, la disciplina giuslavorista approfondì il proprio intervento bilanciando
la debolezza contrattuale del lavoratore subordinato di fronte alla controparte
datoriale e attuando così i principi di democrazia economica e sociale sanciti nella
Costituzione. Una debolezza sociale, quella delle classi lavoratrici, emersa gia ai
tempi della prima rivoluzione industriale e sviluppatasi successivamente grazie
all’imporsi delle organizzazioni politiche e sindacali del movimento operaio come
soggetti perno del sistema socio-economico, capaci di autotutela collettiva e
dunque meritevoli di tutela legislativa secondo i principi inseriti successivamente
nella Carta costituzionale. Tale processo normativo fu caratterizzato dalla
previsione in capo al lavoratore subordinato di diritti fondamentali individuali, di
una regolamentazione dei sistemi di autodifesa collettiva e sindacale e nello stesso
tempo di una serie di doveri e di limiti al potere datoriale nei luoghi di lavoro. Il
processo di giuridificazione del rapporto di lavoro in questo senso, ha avuto nella
legge n. 300 del 1970, denominata Statuto dei lavoratori, l’espressione più
calzante allo sviluppo della disciplina giuslavorista poiché, dopo anni di
intollerabile violazione dei principi costituzionali, la democrazia passava i cancelli
delle fabbriche ed entrava anche nei luoghi di lavoro. In questo senso lo sviluppo
storico del diritto lavoro è, più di ogni altra branca del diritto, fortemente
intrecciato alle vicende politiche e sociali della storia d’Italia, ai conflitti attorno al
fattore lavoro e coinvolto nelle dinamiche storiche delle organizzazioni che
rappresentano gli interessi politici, sindacali ed economici della società capitalista.
6
Lo Statuto è quindi una utilissima cartina tornasole per analizzare i mutamenti
politici, sindacali e culturali dell’assetto socio-economico del capitalismo in
mutamento, proprio perché esso ebbe la pretesa di regolare i conflitti più intimi a
un determinato modello di sviluppo socio-economico.
Con la crisi dell’industrialismo taylor-fordista e con il progressivo passaggio
da una “società del Lavoro” a quella “dei lavori”, la figura tipica del lavoratore
subordinato a tempo pieno e indeterminato è gradualmente entrata in crisi,
facendo emergere nuove e stratificate configurazioni del rapporto di lavoro non
facilmente riconducibili ad un'unica fattispecie d’intervento normativo. Lo
Statuto, in questo contrasto è sembrato sempre più spesso non aderente alla realtà
in continua trasformazione. Già dai primi anni di applicazione della legge 300,
questa fu bersaglio di critiche aspre da parte datoriale e ciò per il semplice fatto
che più di ogni altra legge della Repubblica era aderente al contesto socioeconomico,
intensamente efficace e di conseguenza ben presto diventò una legge
simbolo per il movimento operaio e da opposte visioni per i ceti produttivi.
Parallelamente allo sviluppo dei mutamenti socio-economici e politico-sindacali,
la forte efficacia giuridica e simbolica conquistata dallo Statuto, fu prima a livello
politico messa in discussione e successivamente a livello giuridico spesso
aggirata. Con il dispiegarsi del capitalismo post-fordista, nel corso della seconda
metà degli anni ’90, il processo di “fuga” dallo Statuto fece emergere nuovi
approcci di politica del diritto e di politica legislativa sui diritti dei lavoratori. In
questo senso alcune delle vicende politiche e sindacali delle ultime due legislature
non sono altro che la conseguenza di tali nuovi approcci.
7
Si è scelto di trattare la storia dello Statuto consapevoli che ripercorrerla
significa rintracciare i tratti fondamentali della storia politica, sindacale e socioeconomica
degli ultimi anni e in un certo senso far riflettere, non solo sul futuro
della politica del diritto e di quella legislativa, ma anche più in generale sul futuro
dei diritti dei lavoratori e sulle nuove prospettive del movimento sindacale nella
fase attuale. Ma è impossibile analizzare le vicende recenti e attuali dello Statuto,
dei diritti dei lavoratori e di conseguenza del movimento sindacale, senza
rintracciare la genesi della legge n. 300. Senza ricostruire una “genealogia” dello
Statuto, cioè i fattori politico-sindacali e socio-economici che hanno portato al
provvedimento legislativo, si rischierebbe un’analisi parziale del suo sviluppo
successivo. Il lavoro è quindi diviso in due parti principali: nella prima parte viene
proposto uno schema interpretativo della genesi dello Statuto dei lavoratori,
mentre nella seconda si ripercorreranno gli sviluppi storici successivi. I “geni”
dello Statuto, come vedremo, vanno necessariamente rintracciati nella lotta di
liberazione e nella Costituzione Repubblicana. Le sorti dei diritti dei lavoratori
infatti furono legate all’annoso ritardo con cui vennero applicati i diritti
costituzionali nei luoghi di lavoro. Solo con il miracolo economico, la ripresa del
conflitto sociale e sindacale e il superamento del centrismo di governo, venne
varata una legge del tutto diversa dalla prima proposta che risale addirittura al
1952.
Abstract
Questo lavoro nasce dall’esigenza di ripercorrere le vicende più significative
della storia del movimento dei lavoratori e delle organizzazioni politiche e
sindacali che storicamente sono emerse attorno ad esso. Tale esigenza riaffiora
oggi alla luce dei grandi mutamenti socio-economici che il sistema capitalista del
nostro paese sta attraversando. Un processo avviato tra la fine degli anni ‘70 e
l’inizio degli anni ’80 e che nel 2006 sembra ancora in atto. Da allora si sono
aperte le porte al capitalismo post-industriale e a un nuovo sistema produttivo che
ha rovesciato il modello di sviluppo economico basato sulla grande impresa
taylor-fordista. Ciò ha avuto conseguenze generalizzate su tutto il tessuto sociale,
poiché il nuovo contesto socio-economico ha rapidamente trasformato il modo di
lavorare e la gestione della forza lavoro, i conflitti sociali attorno al fattore lavoro
e dunque lo stesso concetto di “cittadinanza industriale” con cui si sono misurate
le organizzazioni politiche e sindacali per più di un secolo. Queste ultime, nate e
sviluppatesi nel corso degli anni attorno figura social-tipica dell’operaio massa
subordinato a vita e a tempo pieno, sono state seriamente messe in crisi e oggi
sembrano ristrutturarsi difficilmente sulla base di paradigmi totalmente diversi.
Si è scelto di analizzare tale processo, connettendolo direttamente alla legge
che più di tutte ha rappresentato lo sviluppo e il declino del movimento dei
lavoratori. Infatti un punto di vista molto efficacie per comprendere la genesi e lo
sviluppo attuale del capitalismo post-fordista italiano e le conseguenze sul
movimento operaio e sindacale, può essere la crisi che il diritto del lavoro sta
attraversando da ormai un ventennio. Il sistema normativo lavorista infatti nasce e
si sviluppa proprio per introdurre nel nostro ordinamento giuridico, sanzioni
5
normative volte ad assistere il lavoratore subordinato tradizionale emerso dalla
crescita socio-economica basato sulla grande fabbrica taylor-fordista. Con
l’avvento della democrazia repubblicana e il dispiegarsi di una maturo sistema
produttivo, la disciplina giuslavorista approfondì il proprio intervento bilanciando
la debolezza contrattuale del lavoratore subordinato di fronte alla controparte
datoriale e attuando così i principi di democrazia economica e sociale sanciti nella
Costituzione. Una debolezza sociale, quella delle classi lavoratrici, emersa gia ai
tempi della prima rivoluzione industriale e sviluppatasi successivamente grazie
all’imporsi delle organizzazioni politiche e sindacali del movimento operaio come
soggetti perno del sistema socio-economico, capaci di autotutela collettiva e
dunque meritevoli di tutela legislativa secondo i principi inseriti successivamente
nella Carta costituzionale. Tale processo normativo fu caratterizzato dalla
previsione in capo al lavoratore subordinato di diritti fondamentali individuali, di
una regolamentazione dei sistemi di autodifesa collettiva e sindacale e nello stesso
tempo di una serie di doveri e di limiti al potere datoriale nei luoghi di lavoro. Il
processo di giuridificazione del rapporto di lavoro in questo senso, ha avuto nella
legge n. 300 del 1970, denominata Statuto dei lavoratori, l’espressione più
calzante allo sviluppo della disciplina giuslavorista poiché, dopo anni di
intollerabile violazione dei principi costituzionali, la democrazia passava i cancelli
delle fabbriche ed entrava anche nei luoghi di lavoro. In questo senso lo sviluppo
storico del diritto lavoro è, più di ogni altra branca del diritto, fortemente
intrecciato alle vicende politiche e sociali della storia d’Italia, ai conflitti attorno al
fattore lavoro e coinvolto nelle dinamiche storiche delle organizzazioni che
rappresentano gli interessi politici, sindacali ed economici della società capitalista.
6
Lo Statuto è quindi una utilissima cartina tornasole per analizzare i mutamenti
politici, sindacali e culturali dell’assetto socio-economico del capitalismo in
mutamento, proprio perché esso ebbe la pretesa di regolare i conflitti più intimi a
un determinato modello di sviluppo socio-economico.
Con la crisi dell’industrialismo taylor-fordista e con il progressivo passaggio
da una “società del Lavoro” a quella “dei lavori”, la figura tipica del lavoratore
subordinato a tempo pieno e indeterminato è gradualmente entrata in crisi,
facendo emergere nuove e stratificate configurazioni del rapporto di lavoro non
facilmente riconducibili ad un'unica fattispecie d’intervento normativo. Lo
Statuto, in questo contrasto è sembrato sempre più spesso non aderente alla realtà
in continua trasformazione. Già dai primi anni di applicazione della legge 300,
questa fu bersaglio di critiche aspre da parte datoriale e ciò per il semplice fatto
che più di ogni altra legge della Repubblica era aderente al contesto socioeconomico,
intensamente efficace e di conseguenza ben presto diventò una legge
simbolo per il movimento operaio e da opposte visioni per i ceti produttivi.
Parallelamente allo sviluppo dei mutamenti socio-economici e politico-sindacali,
la forte efficacia giuridica e simbolica conquistata dallo Statuto, fu prima a livello
politico messa in discussione e successivamente a livello giuridico spesso
aggirata. Con il dispiegarsi del capitalismo post-fordista, nel corso della seconda
metà degli anni ’90, il processo di “fuga” dallo Statuto fece emergere nuovi
approcci di politica del diritto e di politica legislativa sui diritti dei lavoratori. In
questo senso alcune delle vicende politiche e sindacali delle ultime due legislature
non sono altro che la conseguenza di tali nuovi approcci.
7
Si è scelto di trattare la storia dello Statuto consapevoli che ripercorrerla
significa rintracciare i tratti fondamentali della storia politica, sindacale e socioeconomica
degli ultimi anni e in un certo senso far riflettere, non solo sul futuro
della politica del diritto e di quella legislativa, ma anche più in generale sul futuro
dei diritti dei lavoratori e sulle nuove prospettive del movimento sindacale nella
fase attuale. Ma è impossibile analizzare le vicende recenti e attuali dello Statuto,
dei diritti dei lavoratori e di conseguenza del movimento sindacale, senza
rintracciare la genesi della legge n. 300. Senza ricostruire una “genealogia” dello
Statuto, cioè i fattori politico-sindacali e socio-economici che hanno portato al
provvedimento legislativo, si rischierebbe un’analisi parziale del suo sviluppo
successivo. Il lavoro è quindi diviso in due parti principali: nella prima parte viene
proposto uno schema interpretativo della genesi dello Statuto dei lavoratori,
mentre nella seconda si ripercorreranno gli sviluppi storici successivi. I “geni”
dello Statuto, come vedremo, vanno necessariamente rintracciati nella lotta di
liberazione e nella Costituzione Repubblicana. Le sorti dei diritti dei lavoratori
infatti furono legate all’annoso ritardo con cui vennero applicati i diritti
costituzionali nei luoghi di lavoro. Solo con il miracolo economico, la ripresa del
conflitto sociale e sindacale e il superamento del centrismo di governo, venne
varata una legge del tutto diversa dalla prima proposta che risale addirittura al
1952.
Traduzione in altre lingue
si
Lingue traduzione
Parole chiave
Tipo tesi
Laurea
Prezzo tesi
25,00 Euro
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