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- 10/12/2009 15:38 - Stiben Mesa Paniagua

Tag: Alberto Sordi , Classico , Commedia all'italiana , La grande guerra , Mario Monicelli , Neorealismo , recensione , Vittorio Gassman

Son secoli che la gente si scanna con le guerre e non è mai servito a niente.
Giovanni Busacca (Vittorio Gassman).

Grandioso film del 1959 diretto da Monicelli, uno dei maestri del cinema italiano, prodotto da Dino de Laurentis, e con due superlativi attori Vittorio Gassman e Alberto Sordi. Ambientato nella Prima Guerra Mondiale, racconta la vita al fronte, in trincea, attraverso la vicenda di due personaggi opposti ma in fondo molto simili: Giovanni Busacca (V. Gassman) e Oreste Jacovacci (A. Sordi).

L’opera rappresenta per il cinema italiano l’entrata, a pieno titolo, della commedia nei terreni prima riservati alla produzione alta. Il tema tragico della guerra viene, infatti, affrontato con realismo ma, grazie alla storia dei due personaggi, l’ironia fa da filtro alla dura vita di trincea. Due eroicomici, mai banali, che alla fine, dopo aver cercato in tutti i modi di sfuggire alla battaglia, e dopo aver affrontato la guerra senza mai sparare, muoiono eroicamente nel silenzio. Significativa e toccante, in questo senso, la scena nella quale i due eroi trovano un soldato austriaco e, nascosti in cima alla montagna, si scaricano a vicenda la responsabilità di sparare, fino a quando arriva un altro soldato italiano che spara e basta.

Jacovacci: io, io so’ un po’ miope, a visto mai che non lo becco.
Busacca: sei un pelandrone sei, altro che miope, come tutti i romani.
Jacovacci: appunto, spara tu che sei milanese.
Busacca: cosa c’entra questo. Io c’ho il principio che siamo tutti fratelli, sono contro la guerra, io.
Jacovacci: ma lui no pero.
Busacca: ma cosa ne sai te?
Jacovacci: e tu che ne sai?
Busacca: e già! Senza contare che domani potrebbe essere lui che ammazza te.
Jaccovacci: o te.
Busacca: eee!
Jacovacci: fammiglè bere almeno prima il caffè.

Altra scena emblematica è quella nella piazza di Civitella, mentre il battaglione torna a riposo dal fronte e il comitato patriottico del paese lo accoglie in festa, con le donne ai margini della strada che sventolano i fazzoletti in aria, e l’orchestra che suona un brano di celebrazione. Man a mano che i soldati avanzano in mezzo alla folla, il volume della musica si va esaurendo ei fazzoletti iniziano ad asciugare lacrime dalle gote. Un silenzio rotto da ogni passo, dimesso e ferito, di questi eroi inconsapevoli e poco gloriosi. Si raffigura, in pochi secondi, un’indiscutibile verità storica, cioè il contrasto fra l’errata percezione dell’andamento della guerra da parte della popolazione italiana e la realtà restituita da coloro che tornavano dal fronte.

Un film che riproduce fedelmente la guerra italiana, rispettando la verità storica de fatti. Lo sfondo del conflitto non è una semplice cornice alla vicenda dei due soldati, anzi, è anch'esso insieme con Gassman, Sordi e gli altri attori, un protagonista, a tutti gli effetti, dell’originale storia.

Il Leone d’Oro di Venezia al miglior film, il David di Donatello agli attori protagonisti, i Nastri d’Argento, la nomination come miglior film straniero all’Oscar, oltre che numerosi riconoscimenti da parte dei critici e del pubblico, sintetizzano e confermano la bellezza dell’opera del maestro Monicelli.

La guerra non è altro che un lungo ozio, senza un minuto di riposo.
Un soldato nel film.

 

Ecco l'incontro fra i due protagonisti.

 

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