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- 13/12/2009 18:44 - Angela Sterlino

Tag: Giappone , Neri pozza , una ragazza comune

La ragazza del libro si chiama Haruko. Lei, che non è nobile, nel 1959 diventa sposa del futuro imperatore del Giappone. Inizia qui la lotta contro un mondo di regole che potrebbe annientarla. Ma lei, Haruko scoprirà la sua forza. "In quel momento c’erano quarantasei membri della famiglia imperiale seduti a osservare la processione. Tutti tranne l’Imperatore e l’Imperatrice, i quali, così come avevano permesso che il figlio venisse allevato lontano da loro, come da tradizione non presenziavano alle nozze. Erano di sicuro nella loro residenza a guardare la televisione…".

Ma il significato e il dramma del libro di John Burnham Schwartz sta proprio in questa paradossale società giapponese, dove fino alla fine della seconda guerra mondiale, l'imperatore era considerato di origine divina, discendente della dea del Sole Amaterasu e adorato in quanto tale. Che l’imperatore Hiro-Hito negasse pubblicamente la sua divinità (1° gennaio 1946) era uno dei punti imposti dagli americani nel trattato di pace e, in seguito a questo, Hiro-Hito si sforzò di avvicinarsi al popolo. E “Una ragazza comune” è la storia di due donne - la prima diventerà la suocera della seconda - che sono entrate in una gabbia dorata, per amore. Consapevoli delle difficoltà che avrebbero dovuto affrontare e tuttavia confidando nelle loro forze e nel sostegno degli uomini amati, i Principi Ereditari (prima il padre e poi il figlio che avrebbe ripercorso gli stessi passi del padre) che avevano sfidato la tradizione per averle vicino.

Il nucleo ispiratore è certamente legato alla famiglia imperiale giapponese, ma lo scrittore sa bene di aver creato tutto per opera della sua mente e della sua fervida immaginazione, e di certo molti dettagli - sulla composizione della famiglia imperiale, ad esempio - non coincidono con quelli reali. Il grande obiettivo di Schwartz: riuscire a portare il lettore in Giappone, rendere credibile la confessione di una donna che inizia a parlare di un tempo lontano, delle difficoltà dei tempi di guerra, anche per una famiglia agiata come la sua, dello sfollamento e poi del trauma della sconfitta e di Tokyo distrutta dai bombardamenti.

Sembra una favola e l'amore che sboccia tra i due un lieto fine. La sposa indossava un vestito che pesava 15 chili e l’acconciatura 3 (degno del ruolo). Camminando tre passi dietro al marito. Consegnando il figlio a braccia altrui. E un giorno Haruko crolla nella sola maniera che una donna con la sua dignità può fare: resta senza voce. Che malattia simbolica per una condizione che non può usare parole sue per esprimersi. Anni dopo sarà la donna di cui il figlio di Haruko si innamora a trovarsi nella stessa situazione. Ma nel frattempo il femminismo ha raggiunto anche il Giappone e Keiko è una donna in carriera e non vorrebbe rinunciarci. Che cosa piega Keiko?

L’amore o un certo spirito di sacrificio: segue la sua sorte. Ma anche Keiko si ammala, a lungo scompare dalla vista dei sudditi… È sempre Haruko a raccontare, asservita a queste vecchie regole fino ai nostri giorni, una storia che leggiamo incantati, come in una favola.

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