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- 22/01/2010 13:47 - Angela Sterlino

Tag: amore , intimità , Sperling e kupfer

La Vita condanna tutti ad avere una storia, per il solo fatto di essere nati.
L’Amore non è una storia, e non lo può essere, perché si vuole per l’eternità, non si adatta a stare dentro la trama degli eventi.
Non si può imparare ad amare, come non si può imparare a morire.
Amore e Morte sono entrambi una parte di noi..non dimenticatelo!
Gabrielle ha vent’anni, frequenta il terzo anno di università a Berkeley. Martin si è appena laureato in legge alla Sorbona, ed è in vacanza negli Stati Uniti. Si amano, con l’intensità della prima volta, quando ci si crede ancora. È come vivere un grande sogno, ebbri di felicità ma anche di paura. Paura di soffrire. Perché Martin deve tornare a casa, a Parigi. Martin è appena atterrato e di colpo detesta il suo Paese, perché non è quello di Gabrielle. Per la prima volta si rende conto che stanotte non dormirà con lei. Allora le telefona, subito. E le scrive. A quei tempi Internet non c’era ancora, e una lettera d’amore impiegava dieci giorni per arrivare oltreoceano. Allora, quando si scriveva Ti amo, bisognava aspettare tre settimane la risposta. E, a vent’anni, aspettare tre settimane è assolutamente disumano. A poco a poco, le lettere di Gabrielle si fanno sempre più rare, finché non arrivano più. Natale si avvicina, e Martin le scrive un’ultima lettera, accompagnata da un biglietto aereo datato 24 dicembre.
Cosa accadrà poi?..Ovunque ci si gira e rigira, tra amici e non, parenti e conoscenti, ci si rende conto quanto sia difficile oggi, quasi impossibile, vivere legami d'amore. Si sceglie di vivere da soli e quando si sceglie la coppia, questa è sempre più spesso poco duratura e traballante. Perché? Perchè tanta paura di dare e ricevere amore?.

Eminenti scienziati affermano che questa paura deriva da come si sono vissuti le prime esperienze d'amore. Sono state le figure genitoriali, o chi per loro, a tracciare le modalità con cui poi da adulti rispondiamo all'amore. E la cosa straordinaria è che questo meccanismo sembra essere valido non solo nei casi in cui si sono sofferti traumi, violenze o grossi shock affettivi, ma anche in quelle situazioni di apparente "normalità affettiva". E questo è ancora più vero nella famiglia di oggi, dove le uniche figure di riferimento affettivo per il bambino sono spesso solo i suoi due (nei casi più fortunati) genitori. D'altra parte, il genitore che non ha sperimentato a sua volta un legame d'amore "sano", avrà molta difficoltà ad offrire accettazione e sicurezza al proprio figlio. E così la ferita si ripete, di generazione in generazione.

Tutto questo vuol dire che non c'è soluzione alla paura d'amore? No, non è una condanna senza appello. Contro la paura di dare e ricever amore, si può agire a molti livelli. Innanzitutto con la consapevolezza. Riconoscere questa paura è fondamentale, ma non è facile, perché la paura usa molti travestimenti: chiusura, disinteresse, stanchezza, volubilità, ecc. Se cominciamo a guardare in faccia la paura e a chiamarla con il proprio nome, allora è possibile imparare a combatterla e a trasformarla. La prima relazione intima da costruire è quella con noi stessi. Siamo in grado di incontrare, di dialogare, di amare noi stessi? E' proprio questo che è importante, creare intimità con se stessi e con il proprio amato per riuscire ad abbandonarsi e scoprire il piacere di amare ed essere amati, perchè amare è una cosa meravigliosa e bisogna goderne fino all'ultimo giorno della propria vita.

 
 
   
 
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Commenti
cuore: - Lunedì, 19 Luglio 2010 18:16:35 - nancy
è veramente intenso questo libro
 
 
cuore: - Lunedì, 19 Luglio 2010 18:17:09 - nancy
è veramente intenso questo libro
 
 
cuore: - Lunedì, 19 Luglio 2010 18:17:41 - nancy
è veramente intenso questo libro
 
 
cuore: - Lunedì, 19 Luglio 2010 18:18:11 - nancy
è veramente intenso questo libro
 
 
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